”Che-i sa canna in-su bentu” de Grassia Deledda a cura di Gianni Manca

Conosciamo meglio l’autore.

Gianni Manca nasce a Nuoro, nel cuore della Barbagia. È legato alla sua terra da un amore incondizionato, ama appuntare in un quaderno, sin da quando era un bambino, le sue emozioni, quello che percepisce nei momenti più intimi. Ad oggi ha scritto una quindicina di libri. Collabora inoltre con La Nuova Tribuna Letteraria, infine si dedica alla traduzione di alcuni testi di Grazia Deledda, utilizzando il linguaggio originario di questa scrittrice che ha dato il massimo riconoscimento letterario alla Sardegna.

Questo lavoro è unico e straordinario: una traduzione  del romanzo di Grazia Deledda in nugoresu berteru. Da dove inizia tutto! Come è nata questa idea, se permette particolarissima (nessuno mai ci aveva pensato!)
E’ impossibile, leggendo per l’ennesima volta l’opera grandiosa della Deledda, non rimanerne affascinati. Nel mio immaginario, il mondo descritto dall’autrice, si articola secondo schemi riproponibili nel mondo attuale, in quanto veri e profondamente radicati nella cultura nuorese. Il linguaggio di un popolo, come il suo vissuto, è qualcosa che appartiene al luogo stesso e alla gente che vi ha abitato da sempre, al suo modo di essere, al suo pensiero e al suo stile di vita. Il “nuorese” si esprime con musicalità, colore o asprezza e può raccontare con le sue gradazioni, ogni sfumatura dell’animo umano con grande intensità comunicativa. Sarebbe un’omissione storica permettere che , tale testimonianza, cada nell’oblio. Il mio sogno è quello di far rivivere, attraverso una grande scrittrice come la Deledda, l’esperienza linguistica originaria del popolo nuorese. Ho intrapreso con grande passione, questo mio lavoro di traduzione linguistica, per raccontare, con lo strumento comunicativo che ci è proprio, i sentimenti e la verità del nostro popolo. E’ quindi nel “rivisitare” fedelmente il grande romanzo “Canne al vento”, attraverso la “lente” di una matrice semantica sarda profonda, come quella nuorese, che mi auspico di riuscire nell’intento. Io credo profondamente nei valori atavici della nostra terra e, soprattutto, credo nei giovani e nella loro capacità di ereditarne e trasmetterne i contenuti. Sono profondamente convinto che tutto questo, potrebbe essere possibile solo attraverso il coinvolgimento del tessuto sociale e scolastico in quanto, luoghi di crescita e sviluppo dei giovani individui.
Vorrei sottolineare il mio grande senso di privilegio nell’intraprendere un progetto così lungimirante, soprattutto basato sulla rievocazione dell’immagine della grande Grazia Deledda, alla quale dobbiamo l’onore di rappresentarci nello scenario della letteratura mondiale.
E’ con grande umiltà e ammirazione, che propongo il mio lavoro, sperando diventi cosa gradita nella mia terra amata e non soltanto.

Parliamo un po’ di questo libro, un progetto che nasconde un amore per la sua terra. Ci vuole parlare della Sardegna?
Cosa è per lei l’Isola?
La Sardegna: la Sardegna è un continente, con le sue peculiarità, con la sua storia spesso obliata, io studio da sempre ogni piccolo particolare che riguarda le nostre origini, secondo me, e non solo la Sardegna è stata la più antica civiltà del mediterraneo, i miei antenati navigavano a vela quando ancora popoli altrettanto antichi vivevano nelle caverne, costruivano costruzioni megalitiche con una precisione ingegneristica stupefacente, sono stati guerrieri dotati di un coraggio e una potenza stupefacente, sono stati protagonisti della storia della civiltà Egiziana dei faraoni, tant’è che viene studiata nelle università del Cairo; secondo gli ultimi ritrovamenti (i giganti di monte prama) risalirebbero nientemeno che a settemila anni fa, ci sono quelle che vengono identificate come (Domus de janas) scavate nel granito con una precisione millimetrica, tante hanno più stanze decorate, ma fin-d-ora nessuno ancora ha capito come siano state scavate e con quali strumenti. I soliti negazionisti della storia dicevano da sempre che i sardi erano dei trogloditi selvaggi e isolati dal resto del mondo, ora si scopre che i sardi scrivevano da circa diecimila anni, e sembra strano che ora si stiano scoprendo costruzioni simili a quelle sarde in tanti paesi europei, faccio un piccolo esempio (Stonehenge), peccato che qui in Sardegna ci siano monumenti simili, la differenza sta nel fatto che questi sono di almeno mille anni prima, in Scozia ci sono costruzioni simili ai nostri nuraghi, la differenza sta che in Sardegna ci sono oltre ventimila nuraghi, e potrei continuare ancora ad elencare siti straordinari che dimostrano la grandiosità di questa terra dimenticata, obliata, sfruttata, colonizzata e martoriata da tempi immemorabili, se dovessero raccontare le verità su quest’isola continente, dovrebbero riscrivere la storia del mediterraneo e oltre, ecco perché amo indissolubilmente questa terra, fa parte del mio carattere, del mio cuore, del mio passato e del mio futuro.

Chi lo aiutato, immagino ci sia una folta bibliografia. Quali sono stati i testi più importanti.
Ho letto quasi tutta la bibliografia di Grazia Deledda, mi ha entusiasmato particolarmente Canne al vento, e ho voluto trasporre nella lingua originaria della Deledda questo testo straordinario, ho fatto ricerche sul linguaggio cercando di essere più fedele possibile.

E adesso? Progetti in cantiere? Idee?  Su cosa sta lavorando?
Si, adesso ho appena terminato la trasposizione in lingua Nuorese di un altro romanzo di Grazia Deledda, uno tra i più belli che lei abbia mai creato, (La Madre) poi ho incominciato a scrivere l’ennesimo libro di poesia che è la mia più autentica passione.

Ultima domanda, facciamo un gioco. Pensi di essere un autore del passato. Quale autore  vorrebbe essere? Qual è il libro che l’ha emozionato e colpito di più?
Se potessi scegliere mi piacerebbe essere Cesare Pavese oppure Neruda, so che punto in alto, ma, nella più grande umiltà, consentitemi un attimo di presunzione. Un libro che mi ha emozionato è stato (Il mestiere di vivere) di Pavese, e mi ha coinvolto emotivamente (Venti poesie d’amore e una canzone disperata) di Pablo Neruda.

Info sul libro:
https://www.kimerik.it/libro/4386/che-i-sa-canna-in-su-bentu-de-grassia-deledda-gianni-manca/

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